riflessioni

L’anno liturgico

Nel primo periodo della storia della Chiesa la pasqua è stata il centro vitale unico della predicazione, della celebrazione e della vita cristiana. Non va dimenticato questo dato importante: il culto della Chiesa è nato dalla pasqua e per celebrare la pasqua. Nei primi tempi, quindi, non si celebravano i “misteri”, ma il “mistero” di Cristo. All’inizio della liturgia cristiana si trova soltanto la domenica come unica festa e senza altre denominazioni caratterizzanti se non quella di “giorno del Signore”. Quasi contemporaneamente, con ogni probabilità per l’influsso delle comunità cristiane provenienti dal giudaismo, è emersa ogni anno una “grande domenica” come celebrazione annuale della Pasqua che si allargherà nel pasquale e in un prolungamento della festa per cinquanta giorni (la Pentecoste). In seguito, dopo il IV sec., il bisogno di contemplare e rivivere i singoli momenti del dramma della passione ha fatto prevalere un criterio di “storicizzazione” che ha dato origine al formarsi della “settimana santa”. La celebrazione del battesimo nella notte di pasqua (già agli inizi del III sec.), la disciplina penitenziale con la relativa riconciliazione dei penitenti nel mattino del giovedì santo (V sec.) ha fatto nascere anche il periodo preparatorio alla pasqua, ispirato ai «quaranta giorni biblici», cioè la quaresima. Il ciclo natalizio [Natale/Epifania] è nato nel IV sec. in modo indipendente dalla visione unitaria del mistero pasquale. L’occasione è stata offerta dal bisogno di allontanare i fedeli dalle celebrazioni pagane e idolatriche del “sole invitto” che avvenivano al solstizio d’inverno. Le grandi dispute teologiche del IV e V sec. hanno poi trovato nel natale l’occasione per affermare l’autentica fede nel mistero dell’incarnazione. Sul finire del IV sec., per creare un certo parallelismo col ciclo pasquale, si è cominciato a permettere alle festività natalizie un periodo di preparazione di quattro o sei settimane, chiamato “avvento”. Il culto a Maria storicamente viene dopo quello dei martiri: si è sviluppato soprattutto a seguito del concilio di Efeso (431) e particolarmente durante il periodo natalizio con la commemorazione della divina maternità sia in Oriente sia in Occidente (VI sec.). «La Chiesa ha inserito inoltre nel ciclo dell’anno anche le memorie dei martiri e degli altri santi che, giunti alla perfezione con l’aiuto della multiforme grazia di Dio e già in possesso della salvezza eterna, in cielo cantano a Dio la lode perfetta e intercedono per noi. Nel giorno natalizio dei santi, infatti, la Chiesa predica il mistero pasquale nei santi che hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati; propone ai fedeli i loro esempi, che attraggono tutti al Padre per mezzo di Cristo, e implora per i loro meriti i benefici di Dio» (SC 104). Il culto dei martiri e dei santi è antichissimo ed è legato alla visione unitaria del mistero pasquale: coloro che avevano sparso il sangue per Cristo erano considerati perfettamente assimilati a lui nell’atto supremo della sua testimonianza al Padre sulla croce. Questo criterio poi è stato esteso anche ai martiri mancati e poi ai confessori della fede nel senso della testimonianza eroica delle virtù. Da questa breve sintesi si deve concludere che l’anno liturgico non si è formato storicamente in base a un piano concepito in modo organico, ma si è “sviluppato” ed è “cresciuto” in base a criteri di vita della Chiesa, rapportata alla ricchezza intrinseca del mistero di Cristo, alle molteplici situazioni storiche e conseguenti esigenze pastorali. Le ragioni che giustificano un anno liturgico sono di carattere pedagogico ed anche teologico. La Chiesa, sotto l’influsso dello Spirito, è andata esplicitando i diversi aspetti e momenti dell’unico mistero perché nella nostra limitata capacità psicologica non possiamo percepire e penetrare tutta la sua infinita ricchezza con un solo sguardo. Mettere in rilievo liturgicamente ora l’uno ora l’altro aspetto dell’unico mistero, ossia celebrare i singoli misteri, è ciò che si chiama festa liturgica. C’è anche un’altra ragione di carattere strettamente teologico. L’opera della redenzione e della perfetta glorificazione di Dio è stata compiuta specialmente, ma non esclusivamente, mediante il mistero pasquale. Tutti gli atti della vita di Cristo, i misteri sono salvifici e ciascuno di essi ha un suo specifico connotato e un suo valore nel piano di Dio. Questi misteri non hanno soltanto un generico significato di transito verso l’evento finale, ma costituiscono orientamenti determinanti della vita di Gesù e manifestano l’amore del Padre in Cristo.

A. BERGAMINI

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