riflessioni

La quaresima terapeutica: tempo per guarire dalle ferite profonde

Spesso sentiamo ripetere che il tempo della quaresima è un tempo propizio. Ma propizio per cosa? Per la nostra conversione, per sperimentare la salvezza. Ma cosa vuol dire convertirmi? Come faccio? La conversione così come è proposta è un pieno cambio di mentalità. Che vuol dire essere capaci di immergersi pienamente nella realtà che mi è data, immergermi pienamente nella mia vita e non cercare di viverne un’altra. Molte volte capita di vivere sempre con il paracadute sulle spalle, di non giocarci pienamente, di avere sempre a portata di mano una via di fuga. E, anzi, spesso diventiamo dei maestri della fuga. Il tempo della quaresima può guarirci da questo nostro fuggire dalla vita. Ci libera dalle nostre occasioni mancate, dal sentirmi in colpa per le opportunità non colte, mi prepara a ricevere la liberazione dai bersagli non centrati della mia vita. In questo percorso si tratta di recuperare anche un rapporto autentico con Colui che mi libera, con il Liberatore, il Guaritore che entra in quelle profonde ferite che mi abitano e le sana. Possiamo immaginare questa relazione con Dio come una danza, un ballo nel quale uno è stretto all’altro e in alcuni momenti mi capita di sbagliare un passo, di andare fuori tempo, o di cercare di divincolarmi e liberarmi da quell’abbraccio protettivo. Il grande pericolo che viviamo è quello di essere garantiti all’esterno in ogni genere di necessità esteriore, ben provvisti, pieni di cianfrusaglie all’inverosimile, eppure in una condizione tale come se su di noi si stendesse uno strato plumbeo sempre più pesante, grigio, soffocante. Per stare dietro alle preoccupazioni quotidiane rischiamo di dimenticare chi siamo veramente e che cosa davvero potrebbe vivere in noi. Meno vado d’accordo con me stesso e più mi sforzerò di fuggire da me stesso. La cosa più difficile è smettere di fuggire e accettare il momento della solitudine. Per essere liberato e sanato il primo passo è entrare nel «deserto». Il deserto è il luogo dove ogni tuo tentativo va a vuoto, dove mi viene a mancare ogni difesa. Luogo dove sono solo di fronte a me stesso, al mio vuoto interiore, alla mia impotenza, dove incontro i miei limiti, le mie fatiche, e sperimento di essere indifeso. Per imparare a conoscere la verità della nostra vita, le voci degli altri devono essere messe a tacere. Quello che è determinante è cosa veramente si trova dentro di me. Il deserto è proprio questo spazio in cui è possibile ritirarsi per prendere le distanze da tutto questo. Spazio in cui si può vivere con naturalezza e libertà. Qui conta unicamente la mia vita davanti a Dio. Il passo successivo è sperimentare, in questo deserto, che puoi avere fiducia di essere accettato in una maniera assoluta, a prescindere da quello che hai dentro. Lasciare che il Signore entri dolcemente, che possa incontrarti per sussurrarti quanto sei profondamente amato. Finalmente, potrai accettare di incontrare te stesso, con le tue paure e fragilità, l’incapacità ad aiutarsi da sé, quando decidi di mettere a nudo non solo le ferite corporali, ma anche quell’anima. Allora l’amore compassionevole di Dio può fluire nelle tue piaghe e illuminare tutta la tua verità. Infine, questo processo di guarigione e liberazione comporta anche un nuovo orientamento, una nuova prospettiva di vita, un nuovo modo di stare in relazione con se stessi e con gli altri. I vecchi atteggiamenti, comportamenti non sono più sostenibili, vanno abbandonati. Concretamente, in questa quaresima, posso provare a ritagliarmi del tempo per ascoltare la Parola di Dio e chiedermi cosa suscita in me e dove vuole condurmi.

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